Coronavirus, come igienizzare le mascherine riutilizzabili

Le mascherine sono diventate obbligatorie nei luoghi chiusi e, in molte regioni, anche all’aperto. Alcune mascherine, come quelle chirurgiche, vanno buttate dopo il loro utilizzo, altre mascherine, come quelle FFP2 o di tessuto, fai da te o acquistate in farmacia, vengono invece riutilizzate ma, per fare questo, devono essere igienizzate dopo ogni utilizzo. Vediamo perché occorre igienizzare le mascherine dopo il loro utilizzo e come è possibile farlo.

Coronavirus, perché occorre igienizzare le mascherine

Le mascherine ci aiutano a proteggere noi stessi e gli altri, unite ad altre misure come il distanziamento sociale e l’igiene delle mani con acqua e sapone e soluzioni disinfettanti che contengano almeno il 60% di alcool. Proprio per questa funzione, però, materiale infetto può depositarsi sulla mascherina. Studi hanno osservato che il nuovo coronavirus resiste fuori dal corpo sulle superfici e che, sulle superfici esterne delle mascherine, può arrivare fino a 7 giorni (Chin et al, The Lancet, 2020). Quando togliamo la mascherina occorre quindi fare molta attenzione a sfilarla senza che la superficie esterna entri in contatto con il nostro viso e, subito dopo, lavarci bene le mani. Occorre poi igienizzare la mascherina, vediamo come. Le indicazioni che seguono sono frutto del lavoro degli scienziati e sono state pubblicate su riviste internazionali.

Coronavirus, come igienizzare le mascherine

Esistono diversi modi per distruggere il virus ma è anche importante preservare il potere filtrante della maschera. Infatti, le mascherine sono pensate per opporsi al passaggio del virus con una barriera meccanica, cioè il percorso per le particelle più grosse diventa troppo tortuoso per riuscire a proseguire, e con una barriera elettrostatica, capace di attrarre e trattenere anche le particelle più piccole. L’alcool e la candeggina distruggono la carica elettrostatica della mascherina che, come abbiamo visto, è vitale per la sua funzione. Gli scienziati hanno osservato che, dopo solo un trattamento con alcool, il potere filtrante della mascherina era calato da 96% a 56% mentre con la candeggina fino al 73% (Liao et al, ACS Nano, 2020). Per chi da casa deve igienizzare la mascherina e non ha a disposizione una strumentazione che si trova in ospedale viene consigliato di sottoporre la mascherina al calore, in questo modo. Si immerge la mascherina in acqua calda ad una temperatura superiore a 56° C, in genere tra 60 e 80° C, per 30 minuti. Poi, per ripristinare la barriera elettrostatica, la mascherina viene asciugata con un phon non statico per 10 minuti. Per fare il test della barriera elettrostatica basta avvicinare alla mascherina pezzettini di carta e verificare che vengano attratti (Mackanzie et al, Engineering, 2020). Questo metodo va bene per mascherine tipo FFP2 ma non per quelle in tessuto. In questo caso, il consiglio è di lavarle in lavatrice seguendo le indicazioni del produttore. In ogni caso, sia che si tratti di mascherine in tessuto che FFP2, è possibile riutilizzarle solo per un limitato numero di volte. In genere, nelle raccomandazioni sulle confezioni vengono indicati 50 trattamenti di igienizzazione, poi la mascherina va cambiata.
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