Coronavirus, l’importanza di ventilare bene gli ambienti chiusi

Pochi giorni fa è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS da parte di un team americano dell’Università di Philadelphia (Stadnytskyi et al, May 2020) un articolo molto interessante che potrebbe fare luce su una possibile causa di contagio da nuovo coronavirus in ambienti chiusi. Gli scienziati hanno osservato che parlare può generare migliaia di goccioline che rimangono nell’aria anche fino a 14 minuti. Ma vediamo di capire meglio.

Coronavirus, come può avvenire il contagio

Come sappiamo, il contagio può avvenire per contatto diretto con goccioline di saliva infette emesse da persone malate che starnutiscono o tossiscono. Ma esistono anche altri modi di contagio. Le goccioline infette, infatti, possono depositarsi sulle superfici e se una persona entra in contatto con queste superfici, per esempio toccandole, e poi si porta le mani al volto è possibile un contagio. Non solo, come la ricerca di cui parliamo oggi ha osservato, le goccioline emesse quando si parla possono rimanere in aria anche fino a 14 minuti e da lì venire inalate da altre persone.

Coronavirus, spieghiamo l’esperimento

Gli scienziati hanno chiesto a dei volontari di parlare all’interno di una scatola di cartone ripetendo una frase, stay healthy. Grazie all’uso di laser verdi i ricercatori hanno studiato l’emissione di goccioline di saliva, valutandone la durata di vita e anche la dimensione. Quest’ultimo aspetto è importante in quanto, una volta emesse, le goccioline rimpiccioliscono a causa dell’evaporazione e questo può determinare sia la velocità di caduta a terra delle particelle stesse, che rallenta al diminuire della dimensione, sia la probabilità di contenere il virus. Quello che i ricercatori hanno visto è che, in un minuto di chiacchierata, una persona infetta può arrivare a produrre fino a 1000 goccioline infette che rimangono in aria da 8 a 14 minuti.

Conseguenze dell’esperimento, limiti e il problema degli ambienti chiusi

L’esperimento è sicuramente molto importante. Certamente è limitato in quanto analizza la situazione in un ambiente troppo distante da quello reale, senza valutare le correnti d’aria, in più non considera quanto virus devono contenere le goccioline per risultare davvero infette. Tuttavia, i risultati andrebbero tenuti in considerazione, soprattutto per valutare il rischio negli ambienti chiusi come ristoranti o negozi e l’azione di persone asintomatiche. Per questo motivo è importante, soprattutto negli ambienti chiusi, oltre a rispettare il distanziamento sociale, indossare le mascherine e arieggiare spesso le stanze.
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