Coronavirus, se c’è il vento non basta la distanza di un metro

Modelli, simulazioni ed esperimenti sono stati messi in campo in queste settimane per capire come si trasmette il nuovo coronavirus. Oggi sappiamo che quando parliamo, starnutiamo, tossiamo o anche solo respiriamo emettiamo goccioline di diversa grandezza. Se siamo malati queste goccioline infette possono diventare la causa di contagio raggiungendo il volto di altre persone o superfici che diventerebbero così infette. Proprio per limitare il più possibile la possibilità di contagio i governi hanno imposto misure molto stringenti come il distanziamento sociale, l’uso della mascherina e regole igieniche come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone e usare gel disinfettanti con almeno il 60% di alcool. Il distanziamento sociale è stato indicato, nella maggior parte dei casi, a 2 metri, dal momento che, come è stato osservato, le goccioline di saliva cadono a terra a distanze quasi mai superiori a 1 metro. Tuttavia, uno studio pubblicato da poco sulla rivista Physics of fluid da parte di un team di Cipro (Dbouk et al, May 2020) aggiunge una considerazione che potrebbe far rivedere questa distanza considerata sicura. Cerchiamo di capire.

Come si è svolto l’esperimento

Più che di un esperimento vero e proprio si tratta di una simulazione al computer che ha permesso, attraverso la scelta di modelli fisici, di simulare come si muovono le gocce di saliva emesse da una persona in particolari condizioni di temperatura, umidità e vento. Gli scienziati hanno analizzato la situazione impostando 20° C e il 50% di umidità relativa. Una prima simulazione è avvenuta in assenza di vento. In questo caso, effettivamente le goccioline cadevano quasi tutte entro un metro. Una piccola parte è riuscita a viaggiare oltre il metro ma ad un’altezza nettamente inferiore al mezzo metro. L’unico rischio quindi può correrlo un bambino piccolo ma questo deve trovarsi entro due metri dalla persona. Gli scienziati hanno poi inserito nella simulazione anche il vento e hanno visto che, con un vento fino a 15 km/h, le goccioline potevano raggiungere anche i 6 metri di distanza. Non solo, all’aumentare della velocità del vento aumenta anche la riduzione della massa delle particelle e le goccioline evaporano più velocemente. Invece, in presenza di un vento leggero, questo, oltre a portare le goccioline più distanti, permette anche tempi di evaporazione più lunghi e quindi un tempo di permanenza nell’aria delle goccioline più lungo. Questo potrebbe, di conseguenza, aumentare il rischio di contagio.

Conseguenze dell’esperimento

L’esperimento non ha analizzato la carica virale delle goccioline né la loro capacità reale di infettare una persona. Tuttavia va tenuto in considerazione, soprattutto adesso che, con l’arrivo della stagione calda, si cerca di stare di più all’aperto e non sempre si osservano le distanze o le regole di protezione. L’articolo quindi fa capire quanto sia importante proteggersi con la mascherina e osservare il distanziamento sociale che, in presenza di vento, potrebbe superare nettamente i due metri raccomandati.
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