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La nostra musica preferita migliora la neuroplasticità

La nostra musica preferita migliora la neuroplasticità

Ascoltare musica non è un'azione passiva. Come abbiamo già avuto modo di vedere grazie a ricerche precedenti, la musica può contrastare ansia e insonnia, migliorare la concentrazione e, da oggi, sappiamo anche che può stimolare la neuroplasticità e aiutare a contrastare l'Alzheimer. Questo è quanto risulta da una recentissima ricerca scientifica apparsa pochi giorni fa sulla rivista Journal of Alzheimer's Disease grazie al lavoro di un team canadese (Fischer et al, Journal of Alzheimer's Disease, Nov 2021).

La musica interagisce con lo stato emotivo e con il cervello

Quando ascoltiamo musica si possono attivare aree del nostro cervello non connesse con lo stimolo uditivo, con benefici per la salute del cervello, dell'umore e quindi del corpo. Ma questo non succede con tutti i tipi di musica. Musica rilassante, solo suonata e non cantata e suoni della natura hanno mostrato di favorire stati di calma e relax contrastando ansia e insonnia. Alcuni tipi di musica classica hanno mostrato di migliorare la concentrazione. Oggi parliamo di quella musica che promuove la neuroplasticità cerebrale e aiuta a migliorare la funzionalità cognitiva anche nelle prime fasi delle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.

La musica preferita favorisce la plasticità cerebrale, l'esperimento

I ricercatori hanno reclutato 14 persone, tutte con una diagnosi di demenza nelle fasi iniziali. Ai volontari è stata fatta sentire, per un'ora al giorno per tre settimane, musica nuova senza attinenza con la storia personale o musica scelta in modo che contenesse un repertorio di brani noti e con un significato personale. Per esempio, includendo la musica suonata al matrimonio o ascoltata durante un evento particolarmente significativo. Prima e in seguito a queste sedute i volontari sono stati sottoposti a visite ed esami di risonanza magnetica nucleare per valutare eventuali modifiche nella struttura e funzionalità del cervello. Quello che è emerso è che ascoltare musica nuova senza attinenze con la propria storia personale ha messo unicamente in attività la parte del cervello preposta all'elaborazione dello stimolo uditivo. Invece, quando ai volontari è stata fatta ascoltare musica per loro significativa le cose sono cambiate. Infatti, è stato possibile osservare un'attivazione di percorsi neuronali della corteccia prefrontale, la parte del cervello coinvolta nella memoria recente e in processi di pianificazione e problem solving, e delle regioni cerebrali subcorticali, che sono le parti del cervello con un ruolo essenziale per svolgere funzioni cognitive, affettive e sociali. Quanto osservato ha indicando un coinvolgimento cognitivo e un processo di stimolazione della connettività tra neuroni e quindi della neuroplasticità.

Limitazioni e conclusioni

Lo studio ha una grande limitazione. Infatti, è stato eseguito su un campione di popolazione molto piccolo, solo 14 volontari. Tuttavia, risulta di notevole importanza in quanto i risultati osservati e misurati scientificamente mostrano chiaramente che un certo tipo di musica, quella che è importante per la nostra storia personale, stimola la neuroplasticità. Ascoltare musica è un'azione che tutti possono eseguire, anche a casa loro. Pertanto, altri studi seguiranno per approfondire queste osservazioni preliminari ma che possiamo considerare molto promettenti per i benefici e la semplicità del trattamento.
AUTORE
Unisce la sua passione per uno stile di vita naturale e la sua formazione universitaria, è infatti laureata in fisica e ha il dottorato di ricerca in fisica, settore biofisica. Leggere articoli scientifici, documentarsi sulle ultime ricerche e testare nuovi metodi e ricette è quindi da sempre il suo lavoro, che, speriamo, di aver reso utile.
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