Le spezie e la loro capacità di proteggere dal nuovo coronavirus

L’alimentazione può aiutare a supportare il sistema immunitario contro ogni tipo di minaccia esterna, dai tumori alle infezioni, tra cui anche quella da nuovo coronavirus. Abbiamo già avuto modo di vedere, in articoli precedenti, il ruolo benefico della vitamina D, dello zinco e di alcuni antiossidanti come la quercetina. Oggi, grazie ad una recentissima ricerca pubblicata sulla rivista Computer in Biology and Medicine da parte di un team di studiosi svedesi, germanici ed egiziani, sappiamo che, almeno sulla base di simulazioni al computer, sostanze provenienti dalla salvia, dalla curcuma e dallo zafferano possono aiutare a inibire la moltiplicazione del virus (Ibrahim et al, Comput Biol Med, Oct 2020).
Abbiamo sentito molto parlare della famosa proteina spike S, la proteina che si trova sulla superficie del virus e che, legandosi a un enzima, chiamato ACE2, determina l’ingresso del virus nella cellula dell’organismo ospite. Studi hanno osservato che questa proteina spike S del nuovo coronavirus forma con ACE2 un legame molto più forte rispetto al legame che si forma in caso di altre infezioni come la SARS e questo spiegherebbe come il COVID-19 sia così infettivo e si diffonda così rapidamente. Esistono però altre proteine che caratterizzano il nuovo coronavirus e che determinano la sua replicazione ma anche la sua resistenza al sistema immunitario dell’organismo ospite. Gli scienziati hanno quindi cercato di capire se, nelle spezie che comunemente consumiamo, siano contenute sostanze in grado di legarsi e inibire questa proteina deputata alla replicazione del virus e responsabile della sua resistenza alle difese immunitarie. Per far questo, sono state avviate simulazioni al computer prendendo in considerazione i principi attivi di alcune spezie, tra cui l’acido salvialonico della salvia officinalis, la curcumina della curcuma, la crocetina e il safranale dello zafferano, la piperina del pepe nero, la capsaicina del peperoncino, il carnosolo del rosmarino, gingerolo e shogaolo dello zenzero e altre sostanze contenute nell’aglio, nella cannella e nei chiodi di garofano. Ebbene, quello che è emerso è che le sostanze che presentano la capacità maggiore di legarsi al nuovo coronavirus e di inibire la sua replicazione sono l’acido salvialonico della salvia officinalis e la curcumina della curcuma, subito seguite dalla crocetina dello zafferano. Per quanto riguarda le altre sostanze, queste presentano man mano sempre meno affinità e quindi una minor capacità di legarsi alla proteina del coronavirus.
Questa ricerca è certamente preliminare in quanto si svolge attraverso simulazioni al computer e non in vivo. Non solo, in questa ricerca non si tiene conto della biodisponibilità delle sostanze attive che, spesso, faticano a superare la barriera dello stomaco. Certamente altri studi seguiranno per far maggiore luce su questa importantissima azione protettiva delle spezie, intanto, però, sicuramente possiamo includere nella nostra dieta questi alimenti, sempre senza mai esagerare e all’interno di una dieta varia che possa offrire al nostro corpo un vasto range di sostanze capaci di modulare e supportare il sistema immunitario. La salvia è ottima spezzettata sul pesce o nelle preparazioni culinarie come il pane, la curcuma, quando mescolata con olio evo e pepe nero per aumentarne la disponibilità e permettere alla curcumina di superare la barriera dello stomaco, è perfetta come condimento per le insalate. Lo zafferano aggiunto a fine cottura dà gusto e salute a sughi e risotti.
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