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Per la salute del fegato perle di olio di krill!

Per la salute del fegato perle di olio di krill!

L’obesità si associa spesso ad una condizione chiamata fegato grasso. Il fegato grasso è l’accumulo di trigliceridi all’interno delle cellule del fegato, può portare a infiammazioni e, sul lungo termine e se non opportunamente trattato, anche a cirrosi. È stato osservato che l’olio di krill può risultare particolarmente benefico per la salute del fegato, contrastando la steatosi epatica, o fegato grasso, e migliorando anche la sensibilità all’insulina. Questo è quanto emerge da una recente ricerca scientifica pubblicata pochi giorni fa sulla rivista Nutrients (Sistilli et al, Nutrients, 2021).
Gli acidi grassi possono giocare un ruolo importante per quanto riguarda il metabolismo dei lipidi. In particolare, gli acidi grassi saturi, contenuti, per esempio, nel grasso visibile della carne, nel lardo, ma anche nell’olio di cocco e nell’olio di palma, sono pro infiammatori e stimolano l’accumulo di grassi a livello del fegato. Gli acidi grassi insaturi, soprattutto del tipo omega 3, abbondanti, per esempio, nell’olio evo, nei semi oleosi e nel pesce grasso, sono invece anti infiammatori e puntano a regolarizzare il metabolismo dei lipidi, evitando il loro accumulo a livello del fegato. Pertanto, viste queste considerazioni, gli scienziati hanno cercato di capire l’azione dell’olio di krill, preziosa fonte di acidi grassi del tipo omega 3, quali EPA e DHA, sulla salute del fegato. Per fare questo hanno analizzato l’effetto di una dieta ad alto contenuto di grassi e lardo assunta da sola, assunta insieme a integratori di olio di krill e assunta insieme a integratori contenenti la stessa percentuale di acidi grassi omega 3 presenti nel krill. Quello che è emerso è che entrambi gli integratori hanno ridotto l’accumulo di grasso nel fegato. Tuttavia, il krill si è rivelato notevolmente più efficace. Infatti, mentre l’integratore di omega 3 ha portato ad una riduzione del 12% di grasso a livello del fegato l’olio di krill ha portato ad una diminuzione di più del 40%. Non solo, l’olio di krill ha permesso di ridurre di quasi il 70% i livelli plasmatici di ALT, che sono indicatori di un possibile danno a livello epatico, e ha migliorato la sensibilità all’insulina.
Pertanto, gli omega 3 contrastano la steatosi epatica ma l’olio di krill si è rivelato maggiormente benefico rispetto ai soli omega 3 assunti sotto forma di integratori. I ricercatori spiegano questa azione così efficace con la presenza, nell’olio di krill, di altre sostanze salutari, come alcaloidi e altri tipi di acidi grassi, non solo EPA e DHA, come l’acido palmitoleico, capaci di migliorare il metabolismo di grassi e zuccheri.
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