Un buon sonno protegge la salute del cuore

Un buon sonno ci rigenera, permette al cervello di organizzare i ricordi e quanto appreso durante il giorno in modo da migliorare la memoria, regola il metabolismo e contrasta l’affaticamento recuperando le energie. Ma un buon sonno supporta anche la salute, soprattutto del cuore. Questo è quanto emerge da una recentissima ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Circulation dell’American Heart Association da parte di un team di scienziati americano della Harvard TH Chan School of Public Health di Boston e della Tulane University, New Orleans (Li et al, Circulation, Nov 2020).
L’insufficienza cardiaca è una condizione in cui il cuore perde di potenza e non è più in grado di fornire un’adeguata quantità di sangue al corpo. Si stima che, in tutto il mondo, più di 26 milioni di persone abbiano insufficienza cardiaca. È stato anche osservato che problemi legati al sonno possano avere un ruolo nello sviluppo di questa condizione. Gli scienziati americani di Boston e New Orleans hanno quindi focalizzato la loro ricerca proprio allo scopo di comprendere meglio questa connessione. Sono stati analizzati i dati relativi alla salute e qualità del sonno di 408.802 persone, tra i 37 e i 73 anni, che hanno partecipato a un grande studio, chiamato UK Biobank, iniziato nel 2006 nel Regno Unito e volto a comprendere stili di vita e particolari predisposizioni genetiche che possono portare allo sviluppo di malattie. La qualità del sonno è stata misurata attraverso diversi parametri, che comprendono la durata del sonno, presenza o meno di insonnia, di russamento, di sonnolenza durante il giorno e orario della sveglia alla mattina. Quello che è emerso è che chi aveva un sonno di qualità aveva anche il 42% di rischio in meno di sviluppare insufficienza cardiaca rispetto invece a chi presentava disturbi del sonno. Un sonno di qualità era inteso come un sonno notturno caratterizzato da una durata compresa tra le 7 e le 8 ore, con un risveglio alla mattina presto, assenza di sonnolenza durante il giorno e episodi di insonnia poco frequenti. Non solo, i ricercatori sono anche riusciti a calcolare come i singoli comportamenti possono incidere sulla salute del cuore. In particolare, nei mattinieri il rischio di insufficienza cardiaca era l’8% in meno rispetto invece a chi si svegliava molto tardi al mattino. In chi dormiva tra le 7 e le 8 ore il rischio di insufficienza cardiaca era il 12% in meno rispetto a chi dormiva un numero inferiore o anche superiore di ore. Chi aveva episodi di insonnia poco frequenti presentava un rischio di insufficienza cardiaca pari al 17% in meno rispetto a chi invece aveva episodi di insonnia molto frequenti. In coloro che non presentavo sonnolenza durante il giorno il rischio di insufficienza cardiaca era ben il 34% in meno rispetto invece a chi aveva sonnolenza diurna.
Episodi di insonnia capitano a tutti così come capita di attraversare periodi in cui ci sente più stanchi, ma lo studio permette di capire che è importante, sul lungo periodo, agire a livello di abitudini per migliorare la qualità del sonno e anche la salute del cuore.
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