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Una tazza di caffè per migliorare la funzionalità cognitiva

Una tazza di caffè per migliorare la funzionalità cognitiva

La caffettiera che fuma, un profumo caldo e affascinante che risveglia anche i più addormentati, un aroma pieno che rende il caffè uno dei riti mattutini più amati. E, come possiamo apprendere grazie ad una recentissima ricerca scientifica, anche uno dei riti mattutini più sani, capace di proteggere il cervello, migliorare le sue performance e contrastare la depressione, anche in presenza di alterazioni del flusso sanguigno cerebrale. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nutrients grazie al lavoro di un team tutto italiano dell’Università di Catania (Fisicaro et al, Nutrients, 2021).
Una scarsa circolazione sanguigna cerebrale può causare un’alterazione delle performance cognitive e depressione. Questa condizione è legata all’età che avanza e può essere peggiorata da diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e malattie cardiache. Fino ad oggi le ricerche scientifiche non si sono rivelate concordi sul ruolo neuroprotettivo del caffè, infatti, pur dimostrando un’azione benefica sulla capacità cognitiva questa non è stata osservata in tutte le aree del cervello e, in più, molti studi non avevano svolto un’approfondita valutazione dello stato di salute del cervello dei volontari. Pertanto, per fare luce sul possibile ruolo benefico del caffè sul cervello e la sua funzionalità, i ricercatori hanno reclutato 300 persone, con un’età superiore a 65 anni e, come valutato in ospedale, con alterazioni del flusso sanguigno cerebrale. Ai partecipanti allo studio è stato chiesto di sottoporsi a esami, test e indagini approfondite, per valutare il loro stile di vita, la loro dieta, la loro abitudine per quanto riguarda il caffè e la funzionalità cognitiva. Infine, i volontari sono stati sottoposti a risonanza magnetica nucleare. Quello che è emerso è che i forti bevitori di caffè, più di tre tazzine al giorno, presentavano il punteggio più alto nei test volti a valutare la funzionalità cognitiva. Non solo, chi beveva più caffè, da due a tre tazzine al giorno, aveva anche un rischio minore di sviluppare depressione. In generale il numero di tazzine di caffè bevute erano direttamente proporzionali alla capacità del cervello di concentrarsi, elaborare e reagire.
Lo studio è sicuramente molto interessante, tuttavia vanno fatte delle precisazioni. Lo studio in questione analizza l’effetto del caffè preparto con caffettiera, che è sicuramente uno dei metodi più conosciuti e apprezzati quando si tratta di preparare il caffè in casa. Questo metodo, a differenza di altre procedure come l’estrazione del caffè per bollitura, permette di ridurre la quantità di grassi nella bevanda finale anche se diminuisce leggermente la quantità di antiossidanti. Pertanto, anche se altri studi dovranno confermarlo, è probabile aspettarsi un analogo effetto neuroprotettivo anche per il caffè preparato con altri metodi. Poi, è importante aggiungere un’altra cosa, il tabacco riduce l’azione del caffè e delle sostanze che lo compongono e quindi i fumatori potranno trarre minor beneficio da questa bevanda… un altro buon motivo per abbandonare questa abitudine.
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