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Una tazza di caffè dà lo sprint…al cervello! Contro Alzheimer e Parkinson

Una tazza di caffè dà lo sprint…al cervello! Contro Alzheimer e Parkinson

Ogni anno si bevono in tutto il mondo circa 500 miliardi di tazze di caffè, ma questa non è solo una bevanda capace di dare energia, secondo la scienza è molto di più! Sembra infatti che proprio in una tazzina di caffè ci siano delle sostanze capaci di proteggere il cervello da malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Questo è il risultato di una recentissima ricerca scientifica apparsa pochi mesi fa sulla rivista Frontiers in Neuroscience grazie al lavoro di un team di scienziati del Krembil Research Institute e dell’Università di Toronto, Canada (Mancini et al, Oct 2018).
Gli studiosi sono partiti dalla considerazione che ricerche precedenti erano già state in grado di osservare un ruolo benefico del caffè nel contrastare le malattie degenerative. Hanno quindi cercato di capirne il meccanismo. Per fare questo i ricercatori hanno analizzato la capacità di impedire l’aggregazione di proteine beta amiloidi e tau, che si considera la causa di Alzheimer e Parkinson, da parte di tre tipi di estratti di caffè, caffè tostato chiaro, tostato scuro e tostato scuro decaffeinato, e di sei composti che si trovano nel caffè tra cui caffeina, quercetina e fenilindani, composti che si formano durante il processo di tostatura del caffè e che si presentano in quantità maggiori nel caffè tostato scuro. Ebbene, quello che gli studiosi hanno osservato è che il caffè tostato scuro si è dimostrato più efficace nell’inibire l’aggregazione delle proteine tau e beta amiloidi, che anche il caffè decaffeinato mostrava questa capacità e che la caffeina da sola non è stata in grado di inibire questa aggregazione. Le conclusioni quindi sono state che la caffeina non è il composto che conferisce al caffè proprietà neuroprotettive. Invece, i fenilindani sembrano essere i composti alla base di questa azione benefica del caffè. Altri studi seguiranno per comprendere più a fondo questa azione e per capire se è possibile sviluppare nuovi trattamenti per le malattie degenerative a base di fenilindani, ma questo è davvero un grande risultato. Tuttavia, come sottolineato anche dall’autore dello studio Dr Weaver, il caffè non va inteso come una cura. Questa bevanda è però sicuramente un altro strumento, molto potente, da inserire in una dieta bilanciata per mantenerci in salute più a lungo.
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