Dieta della longevità Parte 1, il segreto di Okinawa

Cosa rende gli abitanti di Okinawa così longevi? Gli scienziati ne sono convinti, sono le loro scelte a tavola a proteggerli da malattie e garantendo loro una vita lunga e in salute.
Okinawa è un arcipelago giapponese di 161 isole lussureggianti lambite da un mare cristallino. Ma Okinawa è anche la patria dei centenari dove le persone non solo vivono a lungo tanto da superare spesso il secolo di vita, c’è chi raggiunge anche la veneranda età di 110 anni, ma anche in salute, sia nel corpo che nella mente. Gli scienziati considerano Okinawa una sorta di laboratorio a cielo aperto per capire cosa renda i suoi abitanti così longevi. I tumori ormono-dipendenti quali, per esempio, seno e prostata, sono quasi sconosciuti tanto che i programmi di screening non sono necessari e le malattie coronariche registrano uno dei più bassi tassi di incidenza al mondo (Willcox B, Willcox D, Suzuki M, Okinawa l’isola dei centenari, Sperling and Kupfer, 2001). Qualcuno potrebbe pensare che la genetica giochi un ruolo fondamentale ma non è così, tanto è che quando gli abitanti di Okinawa si trasferiscono e adottano uno stile di vita “occidentale” si ammalano e muoiono prima proprio come tutti gli altri. Pertanto, la ragione è da ricercare nello stile di vita e, soprattutto, nell’alimentazione. Non stiamo parlando in un cibo particolarmente miracoloso ma di un insieme di scelte che rendono l’alimentazione di Okinawa una dieta sana e protettiva. Vediamo di capire quali sono i loro segreti, esponendo la prima parte delle linee guida della dieta di Okinawa facendo riferimento agli innumerevoli articoli scientifici pubblicati dagli studiosi Brad e Craig Willcox (per citarne qualcuno Willcox et al, Mech Ageing Dev, Apr 2017 – Willcox et al, Ann N Y Acad Sci, Oct 2007) fermamente convinti che le regole di Okinawa potessero essere un indispensabile vademecum per la popolazione di tutto il mondo.

Alzarsi da tavola non completamente sazi

Gli abitanti di Okinawa seguono un’alimentazione ipocalorica legata sia alla qualità dei cibi, dal momento che vengono privilegiati carboidrati non raffinati come riso integrale, che alla quantità dei cibi stessi. Fa parte proprio della cultura appresa fin dall’infanzia infatti che è meglio alzarsi da tavola quando non ci si sente ancora completamente sazi. Questa abitudine sembra giocare un effetto protettivo sulla salute dal momento che studi confermano che seguire un’alimentazione senza eccessi di calorie, mostrare un ridotto aumento di peso con l’avanzare dell’età e un basso indice di massa corporea possano proteggere da malattie legate all’invecchiamento (Willcox et al, Ann N Y Acad Sci, Oct 2007).

Cereali

Le linee guida elaborate dai fratelli Willcox, grandi studiosi della dieta di Okinawa, prevedono da 7 a 13 porzioni giornaliere di cereali, mangiati sotto forma di chicco intero, riso, pasta, pane. Il tipo di cereale andrebbe variato il più possibile scegliendo sempre le varietà integrali e spaziando tra avena, farro, orzo, kamut, riso, segale, amaranto, grano saraceno, miglio, quinoa, bulgur oltre che il comune frumento.

Erbe e spezie

A Okinawa si fa largo uso di spezie, tra cui zenzero ma soprattutto curcuma (Willcow et al, Curr Opin Clin Nutr Metab care, Apr 2017). La curcumina è il principio attivo della curcuma e mostra un’azione antinfiammatoria, antitumorale e antiossidante anche superiore alla vitamina E (Jin et al, Acta Pharmacol Sin, Oct 2007 – Zhao et al, Cell Biophys, Apr 1989). Non solo, sembra che la curcumina abbia anche un effetto neuroprotettivo riducendo il rischio di malattie degenerative come l’Alzheimer (Lim et al, J Neurosci, Nov 2001). Tuttavia, perché la curcumina possa superare la barriera dello stomaco dovrebbe essere associata a pepe nero e a un grasso, come olio d’oliva. Miscelando questi tre ingredienti si ottiene un condimento perfetto e molto salutare per le insalate! E che dire invece dell’artemisia? L’artemisia, nome scientifico Artemisia vulgaris, chiamata a Okinawa huchiba, trova largo uso per alleviare disturbi di stomaco e, c’è chi sostiene, possa migliroare anche la funzionalità del fegato (Willcox B, Willcox D, Suzuki M, Okinawa l’isola dei centenari, Sperling and Kupfer, 2001). Viene utilizzata in cucina, aggiunta alle verdure o alle zuppe, o sotto forma di tisana. Per questo porta ad ebollizione 1 litro di acqua, togli quindi dal fuoco e aggiungi 4 cucchiai di artemisia essiccata, la trovi facilmente in erboristeria, lascia in infusione 5 minuti quindi filtra e bevi. Attenzione però, l’artemisia potrebbe avere delle interazioni con farmaci anticoagulanti ed è controindicata in gravidanza.
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