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Kombucha, il tè dell’imperatore

Kombucha, il tè dell’imperatore

Antiossidante, contrasta i radicali liberi e lo sviluppo di tumori, contribuisce a tenere sotto controllo la pressione sanguigna, il colesterolo, la glicemia e il sovrappeso, disintossica il fegato, probabile azione probiotica e di supporto al sistema immunitario contro le infezioni delle vie respiratorie
Si narra che Qin Chi Huangdi, il primo imperatore della Cina unificata, fosse ossessionato dall’idea di diventare immortale. Per questo, si dice, visitò per tre volte l’isola di Zhifu, dove, secondo la tradizione, sorgeva la montagna dell’immortalità. Ma la sua ricerca della vita eterna portò Quin Chi Huangdi anche da un alchimista che preparò per l’imperatore una bevanda speciale, scura nell’aspetto e leggermente frizzante, che l’imperatore amò fin da subito, il tè kombucha. Purtroppo, invece, la ricerca della vita eterna non ebbe un esito altrettanto favorevole in quanto i medici dell’imperatore prepararono delle pastiglie che accidentalmente contenevano mercurio e che avvelenarono Qin Chi Huangdi. Per fortuna, però, il tè kombucha guadagnò fama e apprezzamento fino ad arrivare ai giorni nostri. Ora questo tè può essere trovato un po’ ovunque, anche al supermercato, e diversi studi scientifici si sono dedicati a verificarne le proprietà. Ma vediamo di approfondire meglio!

Kombucha, cos’è

Il tè kombucha è un tè, generalmente tè nero ma può essere usato anche il tè verde o il tè rosso, che va incontro a fermentazione ad opera di una coltura di batteri e lieviti, chiamata Scoby, in presenza di zucchero. La bevanda risulta leggermente effervescente e ha un sapore acidulo.

Kombucha, proprietà

Il kombucha apporta sali minerali, come potassio e magnesio, e vitamine, come la E, K e B. Non solo, il kombucha si dimostra un potente epatoprotettore, di aiuto a disintossicare il fegato. Ma il tè kombucha si caratterizza anche per un altro aspetto, molto importante. Questa bevanda ha mostrato infatti di contrastare l’azione dei radicali liberi e i processi degenerativi a carico delle cellule, e quindi i tumori, dal momento che la fermentazione aumenta notevolmente il contenuto di polifenoli e flavonoidi presenti nel tè (Jakubczyk et al, Antioxidants, 2020). Il kombucha aiuta a ridurre la pressione sanguigna, a contrastare elevati valori di zuccheri nel sangue e il sovrappeso legato al diabete, ma anche l’ipercolesterolemia (Dimidi et al, Nutrients, 2019). Al giorno d’oggi poco si sa sulle proprietà del kombucha sulla salute di stomaco e intestino ma si suppone che il kombucha sia una bevanda probiotica, capace di apportare organismi vivi e di bilanciare l’azione del microbiota con benefici sull’intero organismo e sul sistema immunitario, soprattutto allo scopo di ridurre l’infezione delle alte vie respiratorie (Antunes et al, Food Res Int, 2020).

Kombucha e controindicazioni

È sempre meglio acquistare il kombucha già pronto perché il processo di produzione è delicato e, se fatto in casa, può portare ad errori e a una eccessiva presenza alcolica. Evita in gravidanza ed allattamento. A volte, in persone predisposte, può causare nausea e vertigini (Mousavi et al, Evid Based Complement Alternat Med., 2020).

Meglio kombucha o kefir?

Mentre il kombucha è un tè fermentato il kefir è un latte fermentato, anche se è possibile trovare un kefir ottenuto dalla fermentazione dell’acqua zuccherata. Il kefir è più conosciuto del kombucha ed è per questo che esistono più studi scientifici sulle sue proprietà. In particolare, è stato osservato che il kefir è antimicrobico, antiossidante, antitumorale ed è capace di ridurre la glicemia e il colesterolo, proprietà queste che lo fanno assomigliare al kombucha. Tuttavia del kefir si sa qualcosa di più. A differenza del kombucha, infatti, del kefir esistono studi sulle sue proprietà a livello gastrointestinale. Quindi, se per quanto riguarda il kombucha si può solo ipotizzare, probabilmente a ragione, la sua capacità di proteggere il microbiota e di conseguenza anche le nostre difese, sul kefir esistono prove certe della sua azione immunomodulante (de Wouw et al, Microbiome, 2020). È stato anche dimostrato che il kefir, grazie alla sua azione antinfiammatoria, può contribuire a ridurre un’eccessiva risposta da parte del sistema immunitario, una condizione che potrebbe portare a decorsi severi proprio come si sta osservando nel caso di nuovo coronavirus (Hamida et al, Biomed Pharmacother, 2021). Infine, il kefir risulta benefico a migliorare la digestione in caso di malassorbimento del lattosio, risultando in generale ben tollerato, e a permettere l’eradicazione dell’Helicobacter pylori, un’infezione batterica che può provocare gastrite ma anche ulcere dello stomaco (Dimidi et al, Nutrients, 2019).
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