Rigenera il cervello Parte 1, il ruolo dell’esercizio fisico

Il cervello non è statico, ma si adatta, cambia e si rigenera. Perché questo accada però occorre tenerlo in esercizio e garantirgli i nutrienti di cui ha bisogno. Come? Iniziamo il primo capitolo di questa rubrica parlando del ruolo dell’esercizio fisico.
Per molto tempo la convinzione era che il cervello non potesse rigenerarsi e che i neuroni, una volta persi, fossero irrecuperabili durante il naturale e normale processo di invecchiamento. Ma gli scienziati hanno dovuto rivedere questa idea tanto è che stata coniata la parola neuroplasticità ad indicare come il cervello, in realtà, non è statico ma si adatta e si riorganizza, modificando la sua struttura in risposta all’esperienza e ai traumi, e, soprattutto, si rigenera. Anzi, la neurogenesi, cioè la capacità dei neuroni di rinnovarsi, sembra riguardare l’intera durata della vita della persona e interessa in modo particolare l’ippocampo, che è la parte del cervello dedicata alla memoria e che viene danneggiata in caso di Alzheimer (Fuchs et al, Neural Plast, 2014 – Tobin et al, Cell Stem Cell, 2019). Ma perché questo accada, il cervello va tenuto in esercizio. Occorre prendersi cura del cervello proprio come ci prendiamo cura del nostro corpo, della nostra pelle e dei nostri muscoli. In questo articolo e negli articoli che seguiranno dedicati all’argomento, vedremo come lo stile di vita, la dieta e alcune piante e spezie influenzano il cervello e la sua capacità di rinnovarsi. Oggi, in particolare, parleremo dell’importanza dell’esercizio fisico.

Attività fisica

Come riportato da studi scientifici (Chang et al, J Gerontol A Biol Sci Med Sci, 2010), mantenere un’adeguata attività fisica aumenta la neuroplasticità e la resilienza del cervello, cioè la sua capacità di adattarsi agli eventi e allo stress. Infatti, è stato osservato che persone anziane che avevano continuato a svolgere attività fisica presentavano risultati migliori per quanto riguarda la velocità di ragionamento, la capacità di eseguire azioni e la memoria di chi invece non faceva più esercizio. I miglioramenti si sono osservati anche in chi praticava meno di 5 ore settimanali di attività fisica ma i risultati migliori sono stati registrati nelle persone che avevano dichiarato più di 5 ore settimanali di esercizio fisico. Si ritiene che l’esercizio fisico contribuisca a mantenere un ambiente cerebrale che facilita la plasticità, modulando l’angiogenesi, cioè la formazione dei vasi sanguigni, e l’attivazione di particolari cellule del sistema nervoso, chiamate cellule gliali, che supportano proprio la neuroplasticità. Non solo, l’esercizio fisico aiuta anche a evitare la formazione delle placche beta amiloidi che sono considerate la causa principale della malattia di Alzheimer (Lin et al, Brain Plast, 2018).
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