Sani in cucina, le padelle antiaderenti

Cosa dice la scienza sulla sicurezza delle padelle antiaderenti.
Alzi la mano chi non ha mai usato una padella antiaderente! Queste padelle sono comode e pratiche, permettono di cucinare in modo facile e veloce, i cibi non si attaccano e richiedono poco burro o olio rendendo le pietanze più leggere. Tuttavia, le padelle antiaderenti sono state e sono ancora al centro di numerose discussioni sul fatto che siano anche sicure, dal momento che è stato avanzato il sospetto che il loro uso possa essere collegato a un rischio maggiore di sviluppare tumori. Vediamo di capire meglio e soprattutto la posizione della scienza al riguardo.

Padelle antiaderenti, sono pericolose?

Nei rivestimenti delle padelle antiaderenti possiamo trovare una sostanza chiamata politetrafluoroetilene o PTFE, anche se più noti sono sicuramente i nomi commerciali del prodotto che contiene questa sostanza come Teflon, Fluon o Inoflon. Di per sé, questa sostanza non è tossica o almeno non lo è se la pentola viene usata in modo corretto, nel paragrafo successivo vedremo le raccomandazioni. La pericolosità dei materiali antiaderenti è però connessa ad un’altra sostanza, chiamata acido perfluoroottanoico o PFOA, che fino a qualche anno fa veniva impiegata nella produzione del prodotto. Ebbene, PFOA, come suggerito da diversi studi scientifici, è una sostanza tossica correlata ad un aumento di alcuni tipi di tumori e a problemi alla tiroide (Barry et al, Environ Health Perspect., 2013 – Steenland et al, Environ Health Perspect., 2010). Lo IARC classifica PFOA nel gruppo 2B, cioè tra le sostanze possibilmente cancerogene per l’uomo. Tuttavia, tutte le aziende produttrici di tegami antiaderenti si sono impegnate, dal 2015, a non usare più PFOA nella produzione e pertanto questa sostanza non dovrebbe più essere presente nelle pentole prodotte dopo questa data.

Come usare in modo corretto le padelle antiaderenti

Anche se al giorno d’oggi le padella sono indicate tutte PFOA free quando si usa un’antiaderente bisogna sempre prestare qualche attenzione in più. Il materiale infatti è stabile se rimane a temperature basse ma può rilasciare fumi tossici e particelle quando supera i 280°C (Shuster et al, Comp Med, 2012). In questo caso infatti si sono registrati sintomi simili a quelli dell’influenza, non per niente viene chiamata influenza da teflon, come mal di testa, febbre, brividi e dolori alle articolazioni che però si sono risolti nel giro di qualche ora (Greenberg et al, Clin Toxicol, 2015) anche se esistono casi riportati in letteratura con conseguenze più gravi che hanno interessato i polmoni (Hamaya et al, J Med Case Rep, 2015). Un buon consiglio è quindi di non dimenticare la padella antiaderente sul fuoco, non preriscaldarla a lungo se all’interno è ancora vuota in quanto in poco tempo può raggiungere temperature elevate e non usarla per cotture come la griglia dove queste temperature si possono raggiungere facilmente. Infine, è bene arieggiare spesso la cucina e anche prestare attenzione a non graffiare il materiale usando utensili in metallo. Se la pentola dovesse risultare graffiata questa andrebbe cambiata.

Padelle antiaderenti, alternative

Come abbiamo visto, le padelle in teflon di nuova generazione e utilizzate con qualche attenzione sono sicuramente sicure. Esistono poi le padelle in ghisa, molto resistenti e anche, se ben stagionate, antiaderenti. La stagionatura è un processo che prevede di stendere uno strato di unto, come olio, sulla padella e poi scaldarla fino a creare una sorta di rivestimento. Esistono le pentole in ceramica, altamente antiaderenti e resistenti ai graffi tuttavia possono rompersi in seguito a urti forti o cadute.
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